16-06-2015

Tamassociati x Emergency

Milano,

Progetti

Quale anticipazione degli argomenti trattati nella mostra-evento dal titolo Tamassociati x Emergency, che inaugura al FAB Milano il 19 giugno, Tamassociati racconta delle architetture realizzate in Sudan e della nuova sede di Emergency che sorgerà a Milano.



Tamassociati x Emergency

Emergency è una ONG italiana che opera nelle zone di guerra di tutto il mondo. Come avete iniziato a lavorare per questa associazione e cosa vi è stato chiesto di esprimere e di realizzare con l’architettura?

Abbiamo iniziato a lavorare con Emergency nel 2014 con il Salam Centre. Da subito Gino Strada ci ha chiesto di realizzare un ospedale “scandalosamente bello”, un mandato chiarissimo quanto arduo in un contesto come quello del Sudan. Ma il principio era semplice: realizzare in Africa strutture sanitarie dove non avremmo problemi a ricoverare un nostro caro.


I più recenti ospedali che avete progettato per Emergency si trovano in Sudan. Che tipo di realtà avete incontrato e come avete lavorato con la gente del posto per la costruzione degli edifici?

Realizzare un edificio sperimentale in Sudan può essere un'occasione per riflettere su possibili alternative a quel modello di sviluppo che sembra aver fatto perdere il senso della misura a gran parte dell'occidente. L'Africa costituisce un'opportunità, perché attraverso le sue mille contraddizioni ed arretratezze mantiene ancora un forte legame con la realtà e la memoria del suo passato; è un luogo in cui il consumismo rappresenta un miraggio promesso e mai raggiunto. Paradossalmente può essere un laboratorio per tutto il pianeta perché sa ancora convivere, in modo creativo e spesso leggero, con l'assenza del necessario, con la mancanza nel quotidiano, con quelle condizioni in cui l'occidente potrebbe doversi confrontare nel prossimo futuro.
Fare architettura là dove si è appena concluso un lungo conflitto può servire, allora, ad esplorare quella sorta di grado zero che è la fine di una guerra, dove tutto è da reinventare. In questo ha un valore simbolico fortissimo: risposta all'emergenza ma soprattutto esempio per ripensare al futuro in modo non convenzionale ponendo al centro del nostro ragionamento il tema di uno sviluppo realmente sostenibile per tutto il pianeta.
La ricerca della massima sobrietà e semplicità ci è parsa, così, come l'unica strategia efficace per affrontare il progetto. Un processo di riduzione e semplificazione del superfluo, da sperimentare in questo angolo di mondo e non solo qui.
Il risultato è stato una sintesi di modernità e tradizione utilizzata in modo concreto e non ideologico; rappresenta un'innovazione non per la tecnologia utilizzata ma per come è stata utilizzata. 

Nella progettazione del "Salam" Centre for Cardiac Surgery di Khartoum avete lavorato contro le tempeste di sabbia e contro i 40°centigradi per la maggior parte dell’anno. Quali soluzioni architettoniche avete sviluppato per far fronte a tutto questo?

In Sudan le temperature superano per lunghi periodi dell'anno i 40°centigradi, raggiungendo spesso anche i 50°centigradi; tali fattori climatici, unitamente al problema delle polveri generate dai forti venti del deserto, hanno reso necessario uno studio approfondito di tecnologie specifiche di raffrescamento, isolamento e filtrazione; tecnologie atte a ridurre al minimo i consumi energetici dell’edificio, tenendo in considerazione il massimo comfort abitativo delle strutture.
A tale scopo il primo provvedimento adottato si è basato sui princìpi di mitigazione passiva tramite la posa in opera di un pacchetto murario altamente performante, che prevedesse l'uso di laterizio pieno, unitamente a camere d'aria con interposto isolamento in pannelli (per uno spessore di 58 cm); a tale paramento murario sono state interposte bucature di ridotte dimensioni con superfici vetrate ad alte prestazioni di tipo "basso emissivo". In quest'ottica l'uso massiccio del verde è divenuto parte integrante della macchina termica sfruttando il potenziale di schermatura e di mitigazione ambientale dato da grandi superfici alberate e da piantumazioni a siepe.
Altrettanto importante, sia dal punto di vista pratico che estetico, è stato l'uso di schermi intrecciati in fibra vegetale, tecnica mutuata dal sistema tradizionale di fabbricazione dei letti, tali schermi sono stati posti a protezione dei camminamenti e delle zone di sosta. 
Questo insieme di azioni ha permesso di ridurre notevolmente l'uso di sistemi raffrescanti ma soprattutto della potenza frigorifera necessaria a condizionare l'ospedale permettendo in tal modo  lo sfruttamento ottimale delle risorse disponibili in loco, quali il sole e l'acqua del Nilo, a vantaggio dei costi di realizzazione e di futura manutenzione e gestione dell'ospedale.
L'impianto di condizionamento che ne è risultato dai calcoli termotecnici è di dimensioni contenute in termini di potenza frigorifera, permettendoci di sfruttare al meglio l'energia del sole captata da 1000 mq di pannelli solari termici che, attraverso l'azione di scambiatori di calore, permettono di raffrescare l'ingente quantità d'aria necessaria a climatizzare tutto l'edificio. 
Risolto il complesso problema del raffrescamento il tema della filtrazione dell'ingente quantità di sabbia e polveri presenti nell'aria è stato sicuramente uno degli argomenti più complessi a cui trovare soluzione.
Scartata l'ipotesi di usare articolati e costosi filtri si è optato per l'utilizzo di una parte dell'interrato al fine di creare una grande trappola di sabbia sfruttando un semplicissimo principio meccanico: l'aria prelevata dall'esterno attraverso una delle testate a camino dell'edificio viene fatta passare attraverso una sorta di labirinto; l'urto provocato dall'impatto contro le pareti, oltre a rallentare la velocità dell'aria raffrescandola, permette di sedimentare gran parte della sabbia e delle polveri in essa contenuta. In fondo al percorso un nebulizzatore d'acqua prelevata dal Nilo completa l'opera di filtrazione lavando l'aria dalle particelle più sottili ed abbassandone ulteriormente la temperatura.
Il semplicissimo sistema non richiede quasi manutenzione, se non una pulizia saltuaria dell'interrato, ma permette all'aria di giungere ai macchinari del trattamento e condizionamento perfettamente filtrata e con un temperatura di circa 9°centigradi inferiore alla temperatura d'ingresso.
Il complesso sistema tecnologico di un centro di cardiochirurgia in una zona desertica ed in un paese tecnologicamente ancora arretrato ha richiesto la messa a fuoco di soluzioni tecnologiche estremamente semplici ma al contempo estremamente innovative mantenendo fermo il nostro assunto iniziale di fornire a questa struttura la MIGLIORE tecnologia realizzabile e gestibile in questo paese. Rifiutando la logica secondo cui: operando in un paese da "terzo mondo" sia sufficiente fornire una struttura ospedaliera da "terzo mondo", abbiamo voluto ribadire, anche nelle scelte tecnologiche, la volontà di fornire ai pazienti che verranno ospitati nell'ospedale lo stesso servizio e comfort che garantiremmo in una struttura sanitaria occidentale.


Attualmente state lavorando alla nuova sede di Emergency a Milano. Ci volete raccontare in breve un progetto che riqualifica un edificio in stato di abbandono nel pieno centro di Milano e lo trasforma in uno spazio aperto alla città?

La progettazione della nuova sede di Emergency a Milano avverrà attraverso un percorso fatto di scelte eticamente orientate sia sul piano tecnico che su quello procedurale-metodologico. 
Attraverso un percorso partecipativo l’intero processo di ideazione e realizzazione sarà costantemente monitorato e sottoposto a verifica (dai criteri di progettazione adottati, alla selezione dei materiali e delle imprese esecutrici). 
Lo scopo sarà di determinare un’insieme di scelte che aderiscano il più possibile all'azione che caratterizza Emergency e ai contenuti del bando. Abbiamo definito questo percorso: IMPRONTA ETICA, quale metodo che, integrando e supportando l’opera di progettazione, consentirà di valutare correttamente le innumerevoli implicazioni che, dal versante strettamente tecnico, si trasferiranno in quello sociale.

Intervista di Mara Corradi

Photographs by
Raul Pantaleo
Massimo Grimaldi
Marcello Bonfanti
Cemal Emdem (Aga Khan Award for Architecture)


GALLERY


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